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Watt: La lotta col significato

19 novembre 2016

“E Watt non sapeva accettarli per quello che essi forse erano, semplici svaghi che il tempo si concede con lo spazio, ora con questi, ora con quei balocchi, ma era costretto, per il suo strano carattere, a indagare in quello che significavano, oh, non in quello che significavano realmente, il suo carattere non era strano fino a questo punto, ma in quello che si poteva arguire che significassero, con l’aiuto di un po’ di pazienza, un po’ di ingegno. Ma che cos’era questa ricerca del significato tra tanta indifferenza al significato? E a cosa tendeva? Sono problemi delicati.” (S. Beckett, Watt, cit.).

Sembra che l’attribuzione di un significato sia un’attività cui gli esseri umani non sappiano rinunciare. Ma sarebbe possibile che un significato emerga senza che la mente interpretante lo ritenga vero e unico. Non sarebbe una resa al senso, ma il riconoscimento che l’ipnosi sociale ha dato frutti, si è sedimentata, e la trappola del senso è scattata. Beckett non spiega la tendenza al significato, né l’atteggiamento di chi se ne astenga; come romanziere, i suoi personaggi parlano per lui, che non è responsabile dei loro pensieri. “Sono problemi delicati” – Beckett esce dall’alveo della spiegazione. (L. V. Arena, Watt la cosa il nulla, cit.).

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From → filosofia

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