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Hagakure oggi, domani

12 dicembre 2016

i samurai ci insegnano il valore della morte, come cercarla, dove cercarla, ma non il perché; si astengono dal giudizio, e non la cercano con fanatismo, la sconfitta non è auspicabile, non la si persegue, solo sul piano samvriti, del convenzionale; solo questo, il buddhismo, l’attingere il livello supremo, il più infimo, per sbarazzarsi dei pregiudizi, ah…quanti! in tutti, in tutti noi, sul senso, se v’è, della morte; la morte altrui, mai la nostra, un primo incontro con la morte, il samurai ci insegna a dire Io, di uno zio filosofo, Fichte e lo Stato commerciale chiuso, il samurai che dissimula la sua morte, non lasciando trasparire il suo intento; la morte come fuoruscita dal duale, come raggiungimento del non duale, del non pensiero, ma non per questo ipso facto del nonsense e del nudo, la maschera del nudo che ci si toglie, e non si comprende se sia suicidio, il che si esclude, stanchezza o volontà di affrancarsi, il contrario di quella schopenhaueriana semmai nietzschiana, semmai, ma più sul versante di Bataille, del binomio successo/fallimento; chi sopporterebbe il fallimento? Chi si libera del successo? (Dylan in To Ramona, come rammentai il giorno della commemorazione di I. Graziani), un primo incontro con la morte sulle soglie di un Antico Testamento, immaginato prima ancora che voluto, trasfigurato, al di là del timore di un Inferno che non potrà ghermirci, cercare la morte: una illusione come un’altra e la consegna all’esorcismo del nudo, il senso, che si brama, dietro l’angolo, se solo fosse…sì, se solo fosse, l’avvento della morte, la fine del progetto, quanto affatica e disturba il senso del progetto, sottoporlo all’altro, frustrazione costante, in fondo solo quella che ci si dà da sé; Terzani sul rapporto con i suoi editori; Hagakure è esplicito, meno i kamikaze, una pista nipponica che ci riporta all’oggi, al presente, a chi dispera del senso, e lo rincorre ancora con la lama che dovrebbe, nelle intenzioni, purificare, il disonore, una parola, il coraggio, un’illusione; e dopo tutto questo, o dopo tutto, lo spettro di una non mente che vaga nel Brocken, alla ricerca di che…non certo di una meta, quella la si lascia a…gli altri! ma allora, la reincarnazione, il karma, la legittimità di un suicidio che si scorge in certi passi del Canone buddhista? la logica formale annaspa, e noi con essa––dei samurai sopravvive il morente, l’infaticabile, devoto a una causa che non perisce con gli anni e si riprospetta tenace, non sbiadisce: per quanto ancora, in questo ultimo scorcio dell’anno privo di illusioni?

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From → filosofia

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