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Grande Vienna: epigoni

14 dicembre 2016

La ricerca del perché ci impedisce di capire, nel filo che risale a Meister Eckhart. Ancora un passo, e sprofondiamo nel nonsense, come “mi è dolce sprofondare in questo mare”. Passare, con Wittgenstein, dal nonsense occulto a quello palese.. Ci immergiamo. Come la mosca che uscì dalla trappola dal filosofico. Starnazzando. L’oca fece lo stesso, nel koan attiguo. L’extralogico come meta che non è tale: barriera senza porta (Wumenguan), come il titolo di quella raccolta Zen. L’edificio di carta che si distrugge al venir meno della metafisica: Heidegger e Wittgenstein, contro il metafisico per percorsi diversi o, come preferirei io, “per versi diversi” (paternità di un titolo che viene prelevato, non dirò rubato). Le tigri di carta, si sa, più perniciose di quelle reali. La foto della tigre: è sufficiente. Nevvero, Ludwig Wittgenstein? In una sera, a Vienna, rifiutasti il metalinguaggio, che Russell ti proponeva. Prefazione incongrua, il non capire, che non è il non capire. Troppo facile, oggi, dire che Russell non ti capì: cos’è il capire? Domanda che sostituisce: “Cos’è la verità?”. Quella tremenda domanda, con cui Pilato annullò se stesso, perché si consegnò…a chi? Alla posterità! Si sa: taluni svolgono il ruolo degli sciocchi, ma come nel taoismo, come secondo Laozi. Sublime sciocchezza, stupidità persino, più vicini al grezzo, il non lavorato. Russell e Wittgenstein, funzioni già assegnate, da noi, nella commedia della vita, umana, a onta di Balzac. Chi avrebbe detto, che citavo Balzac? Si finisce qui, dico, come per quel tempo di cui si sa, ma solo se nessuno ce lo chiede, cosa sia. Il language game come uscita dal senso? Come legittimità del nudo? è solo un gioco…Chi se ne rammaricherà? Cos’è un pezzo degli scacchi? Qual è il senso della regina? Solo quello assegnato. Da chi, da un dio? Dal giocatore? Da chi…fa le regole. Le stila, le scrive, e qualcuno dirà che è così che vanno scritte. Che la regina, appunto, non può essere che regina, emai la pedina. E inizierà, l’esorcismo del nudo: pretesa che il gioco si debba svolgere proprio in quel modo. La mente, il capire: la mente più veloce del capire, più perniciosa. A Vienna. Sempre. Con Freud in agguato, che non conosce Wittgenstein, ma non ne è ignorato. I bernoccoli che ci si produce avventandosi contro il muro del linguaggio. Kraus. Tutto questo è Kraus…si dirà. Tutto qui? Wittgenstein contro Mauthner, contro Kraus, contro Freud. Wittgenstein contro. Tout court. Anche contro Derrida? Come quel tale che volle servirsi di una scala per approdare all’extralogico e si accorse, a sue spese, che l’oca era già uscita dalla bottiglia. Come nel koan. Al riparo dalal certezza, dalla spiegazione. Sempre Wittgenstein. E Heidegger. A che serve spiegare? La filosofia come koan, non spiega, né è spiegata. Pacata lucidità del mattino. Ma anche leggerezza, levità. Tutto ciò prelude al viaggio del mattino, il fischio del vento non si farà udire. “Dite a tutti che la mia vita fu meravigliosa, o felice, come volete…” A noi tutti, lascito di Wittgenstein, non lo capiamo, o sì, ma tutto ciò non è il capire, finché si resta al di qua del muro del linguaggio. Travalichiamolo. Ecco…e cosa resta? Non dirò: cosa ne resta. Non è qui!

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From → filosofia

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