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Lost perso per sempre

17 dicembre 2016

Lost lost lost…ci si perde in mille o sei stagioni, sette, una nel cuore-mente, lo spettatore, sedotto, imbrigliato, captato…come ogni saga, la si costruisce strada facendo; e poi, diversi autori, la cosa infastidisce. persino me. amore per Lost malcelato, al di là di qualsiasi riferimento a Derrida, a Lacan, a Nietzsche: il riferimento, si sa, è sempre negli occhi di chi guarda. dunque, la storia si disfa, e ciò che era, e quando mai?, racconto di dispersi, sopravvissuti, diviene di perduti, sparpagliati. tanti ritorni e flashback, forse troppi o flash forward. ma mai eccessivo il richiamo al nonsense, se il time shift può farci sentire, e lo fa, la caducità del tempo, dell’esistenza. più di un trattato, più di Kubler-Ross, Moody o Kenneth Ring, Lost fa percepire l’inanità della lotta, il buono che si fa cattivo, il cattivo, arci villain, che si fa buono. Ben, il cui nome, ironia della sorte, nella nostra lingua allude al Summum Bonum. la storia come intreccio narrativo per antonomasia, la storia che ti proietta nell’adesso che non c’è; attenzione a non gridare Nietzsche: c’è da sprofondare! l’incertezza dei ruoli, con buona pace della Pearson. il mago, il salvatore, il martire, o tutti martiri. inserisco Lost nella tetralogia: Matrix, Solaris e Inception; l’ultimo nome stenta a sopraggiungere, buco della memoria o insufficienza di prove. coinvolgimento emotivo, forte, come quando muore Juliet, o Hugo libera dagli Altri (Amenabar dopo?) i suoi amici, la carica in Volkswagen, furgone a me caro negli spostamenti giovanili di gruppi improvvisati (rada epica, dico). musicali. editing: avrei concepito una serie in meno e meno episodi, qualcuno superfluo, la coppia subito soppressa. i personaggi seguono un destino, il loro, che li stacca dalla massa. anonima. Lost è tutto questo, compendio di una generazione, la mia, che vide Jimi Hendrix e Bob Dylan, il primo David Lynch e John Lennon, che smarrisce il senso del tempo, Flower Power, ma seguì Castaneda, l’unica presenza concreta, autorale, al di là dei nomi. e dunque: Zen Buddhism, taoismo, Zhuangzi in dosi massicce…ma non è un elenco di nomi, Lost si sottrae, quanto più si cerca di imbrigliarvelo. il finale? il tempio dai mille segni, yin/yang, om, stella ebraica, ankh e così via. si concilia? il sapere assoluto alla fine? è che Lost ci lascia in sospeso…

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From → filosofia

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