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L’io frammentario di P. Ouspensky

20 dicembre 2016

…che la parte possa essere uguale al tutto lo si sa, dai tempi di Leibnitz o dello Huayan, scegliere please! ma che A non possa essere A questo ci sconvolge: tutto l’impiantito aristotelico va all’aria, e anche Bacon, che, pure, lo seguiva. o che due grandezze uguali possano essere diverse, profondamente diverse, direi. si arriva allo Xinxinming e si è già zen, lo si voglia o no. Ouspensky prima di Gurdjieff, meglio dell’Ouspensky verso Gurdjieff. Ouspensky che potrebbe non capire ciò che scrive, dice Gurdjieff, ma sempre parla per noi tutti. tutte le grandezze diverse sono uguali; la frase, al di là dello schizo, designa un universo. Ouspensky non ebbe figli, e ciò entra. Ouspensky che prima di Garma Chang fonde Chan e Huayan, che non balbetta più e ci avvince: tutto è A e nel contempo non-A, per dire: tutto è tutto. alchimia. le due frasi si equivalgono, e non solo che A è non-A, quello lo si capiva, magari non lo si sentiva, ma lo si pensava, non come un dogma, ma come una salutare uscita dal mondo, dalla camicia di forza, o maglia, della logica formale, di cui noi tutti, a nostro modo sempre uguale e diverso, siamo figli, ma solo perché VOGLIAMO un terzo organo dal profondo del cuore. vi torno.

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From → filosofia

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