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Rorty nel passato

23 dicembre 2016

Lo si ripeta a oltranza: il teorico, dopo Rorty, rinuncia all’argomentazione, della quale si fa beffa. lo si dirà ironico, ma non nel senso di un’arguzia prendi-in-giro fine a se stessa, che mai ebbe peso in metafisica, a onta dell’ironia zen, l’unica, o quella di Schlegel, tutto fuorché ironica. non c’è verità, anche se non c’è verità “là fuori” (over there). il dio è fuori, il dio che non è morto, il dio che coincide con il Numen scientifico, ora e sempre. amen. il relativista si sforzerà non di non esserlo, cosa impraticabile, ma solo di non replicare alle accuse, queste sì, infamanti, sempre le stesse, l’obiezione allo scettico, vale per il relativista, credevo di averne detto nel terzo capitolo del Del nonsense: l’illusione che il tocco di Mida potesse chiudere una argomentazione. appunto: un’argomentazione, con quel che segue. la narrazione sostituisce il sistema, per questo ci si dà ai romanzi, lo si spieghi a chi non legge i miei, o altri, pretendendo che travalichino il filosofico, lo ottundano. il filosofico dopo il filosofico: mi si capisce? avanti! la socializzazione, lo zoon politikon che non fa presa sull’ironico, né lo potrebbe. a caccia di vocabolari nuovi come schiaffi Zen; che? lo Zen potrebbe rinunciare alla violenza fisica o verbale? ma certo! questo fu il nonsense, anche come contraltare alla dolcezza, la dolcezza come antidoto, ma non al nulla. la logica e la retorica hanno ancora spazio, ma quale? la montatura delle lenti di Rorty dicono di altri tempi, di rayban assonnati, invecchiati; li si confronti con i baffi a spiovente nietzschiani e si avrà la misura di un altro mondo. Sade mon prochain, dove non si parla della cantante africana, ma di un marchese che tale fu soltanto a Sodoma…ah, il guizzo di un editore alieno ai guizzi: Contingence, Irony and Solidarity divenne La filosofia dopo la filosofia. c’è tutto, già nel titolo.

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