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Pessoa Persona

29 dicembre 2016

… Mi chiudo in stanza a rileggere Pessoa… Le sue poesie scritte dall’ortonimo, se ce ne fosse bisogno, della precisazione. Una nostalgia presente, la sorte del non luogo, come un mar morto, senza aggiungere o togliere nulla alla vita, essere stati nulla per il mondo, non avervi contribuito affatto, aldilà di quando Schopenhauer disse che il mondo si crea con il primo occhio che si è aperto, la divina futilità dell’adesso, l’inutilità del Taoismo, sublime, eterna discrepanza tra ciò che si vuole e ciò che si desidera, essere altri da sé e non saperlo neppure, non guardarsi mai allo specchio nella vita, senza pensare, invidiare la vita degli altri che non può essere la nostra, Mai, anche se lo vorremmo, viole che cadono su finestre secrete da mani bianche, L’infanzia che cercavo in un luogo e invece vedo che si trova in ogni luogo, senza delusioni, sentire già la nostalgia del presente avvincente, sapere che la morte non accelera o rallenta il suo corso verso di me, verso noi tutti, ci importa che l’importanza sia qualcosa da abbandonare, sottolineare che il momento non è dato con il pensare, come se non lo si sapesse, lettere nell’oscurità che si scambiano spiriti presunti affini, godere di ciò che non si è letto attraverso ciò che lo si è, fibrillare, come se la vita ci inghiottisse, persino nel nostro nulla, quando non siamo neppure una figura letteraria, una metafora, nei meandri di un pensiero che condiviso non è più pensiero, aldilà dell’inganno delle parole, di una creatura che giorno per giorno, momento per momento, costruiamo illudendoci che sia un io – ciò e molto altro fu Pessoa, ma non lo si dica ad alta voce…

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From → filosofia

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