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Nonsense medioevale

3 gennaio 2017

…Meister Eckhart mi ricorda un libro comprato ad Ancona su una bancarella, giorno piovoso, fine dei ’70, l’antologia di Faggin sulla Nascita eterna in una versione Sansoni ormai introvabile: il tempo si accumula, e ci illude di aver penetrato a fondo le cose, qui Eckhart. Eckhart un po’ come il conterraneo Giovanni da Ripa, sempre Medioevo, lì un Dio che invecchia, il divenire che incombe e contamina di sé anche l’Essere; Eckhart mira al nulla, e non mira, ma coglie: come le sue proposizioni incriminate dall’Inquisizione, ogni eretico porta acqua al nonsense, posizione di Eckhart, un piglio Zen nell’assonato mondo claustrale dei Domenicani o di altri Ordini cristiani, Eckhart sufi, in realtà…ma, con Schuon o Burckhardt, meglio non insistere sulle distinzioni; zen e sufismo, quanto sono distanti? nirvana e fana‘, intendo…peccando si loda Dio, e quanto più si pecca, più lo si loda (proposiz. n.V). siamo già dentro Eckhart, e odo la ripercussione nipponica dell’ideale, con Shinran, più che Honen o altri, la predestinazione, echi protestanti nell’ambito del liturgico cattolico, niente distanza, non-due…Eckhart il taoista, Eckhart zen: qualsiasi cosa si asserisca sul Cristo va applicata e verificata anche a ogni uomo buono e divino (de omni bono et divino homine), cioè a dire l’uomo comune, che spacca legna e porta acqua col secchio, dove il bene è illusorio, qualora lo si rincorra o lo si separi con l’accetta della discriminazione; Nanquan taglia il gatto in due, solo perché i monaci restano nella dualità (Wumenguan)…ho peccato, Dio lo volle, quindi non devo respingere il peccato, bensì accettarlo: haec est vera poenintentia (n. XIV): Eckhart e Zhuangzi, Eckhart ebbro…l’ubriaco che cade dal carro e non si fa male, in virtù del suo stato. Dio ama l’anima, che è nuda, non opus extra (n. XIX), il che allude al non-fare, l’unica attività che sia concessa al vivente, al di là delle distinzioni o del due, che sono diversi, ma uguali: chi resta al di qua e cede alla distinzione o al due deum non videt (n. XXIII). Eckhart non dà precetti, e come potrebbe? se omnes creaturae sunt unum purum nihil (n.XXVI)? l’anima increata e increabile è questo, la mente buddhica, il grande Altro, il piccolo Altro, l’objet petit a. e si dirà che anche qui, nel mondo orientale-occidentale, c’era spazio per il nulla, nonsense medioevale, il nudo. e infatti: “colui che dicesse (spraeche) che dio è buono (guot) gli recherebbe torto, come colui che chiamasse nero il sole (als ob er die sunnen swarz hieze)”.

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From → filosofia

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