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Love for Lovecraft

4 gennaio 2017

Parlando dell’uno tento di sillabare l’altro: Lovecraft è uno che ci fa dire che i monti o la luna o il sole non hanno spirito e che per questo sono tali (Pessoa), e che poi ravvisa sui monti lunari una pallida traccia degli Old Ones, i soli, si badi, che potrebbero rivaleggiare in stupidità con la razza umana. eppure le recenti scoperte scientifiche, ma “la scienza non pensa”…, danno ragione agli abitanti di Innsmouth, questa razza ibrida che anche Sy Barry, in un memorabile episodio di Phantom, sentì di dover celebrare. salvo poi scoprire, per Lovecraft, che anche lui era uno di loro: la scoperta dell’outsider, che si sente affine alle forze che combatte. Ia R’lyeh! Cthulhu fhtagn! Ia! Ia! ogni volta che parlo di Lovecraft, o tento di sibilarne il nome, è sempre al solitario di Lisbona che ripenso, tanto i loro contorni si confondono e la passione per l’esoterismo li unisce, così uguali, così diversi…da quella tabaccheria che Pessoa intravede dalla sua finestra, l’uomo alla finestra, è simile a colui che, a Providence, si aggira tra i saloni di una biblioteca che rammentano almeno un secolo indietro: “non sono nulla/e non sarò mai nulla/e non posso voler nulla/a parte ciò (la conclusione, in positivo!, NB) ho dentro di me tutti sogni del mondo” (tenho em mim todos os sonhos do mundo). per quanto l’esoterismo di Lovecraft lo esponga alle forze più oscure, e forse in negativo, il sapere stronca a differenza del non sapere…ma in fondo noi tutti discendiamo dai Sargassi, e il grido Tekelili-li! ci riconduce, se non al Polo, a quegli abissi d’incomparabile bellezza dove un tempo eressero città senza nome, come quella dai mille pilastri, baratro ciclopico della nostra razza, timida apparizione di un errore imputabile al creatore…

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From → filosofia

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