Skip to content

Dov’è il Buddha?

5 gennaio 2017

…mio primo libro letto in tedesco, ormai tanti anni fa, 1977?, Siddhartha, colpito dalla cover dell’edizione Suhrkamp (non c’è la f finale, certo…), un Hesse attonito che somiglia all’uomo comune del Chan/Zen. il capitolo sull’incontro con il Buddha, per me il più grande di tutti, il capitolo, ma anche il Buddha di Hesse: Siddhartha che è anche il nome del Buddha, come incontrare se stessi in una boscaglia e criticare la parte più remota di noi stessi. tanto che poi, nel mio libro Nonsense o il senso della vita è nell’ultima parte che riappare. lo scambio di battute, tra il Buddha e il bramoso di sapere (Wissbegieriger), lo si esorta a prevenirsi dalla selva delle opinioni e dalle polemiche verbali (vor dem Dickicht der Meinungen und vor dem Streit um Worte), e Siddhartha/Hesse ammonisce a sua volta: la tua dottrina, Sublime, non ti è arrivata attraverso lo studio, l’erudizione, la dottrina (Lehre), perciò…lasciami andare, che io non ti rubi ciò che hai, come disse Zarathustra al vecchio, il Grigio, inconsapevole di realizzare una coniunctio alchemica. di avere un ruolo, come Hesse, come Siddhartha, da giocare ma sempre nei meandri del nudo. Hesse è tutto qui, la dottrina non arriva con la dottrina, come dire che il Buddha può salvare, qualunque cosa ciò significhi, solo se stesso, l’impossibilità del bodhisattva. il commiato, con cui Hesse, e non solo Siddhartha, si distoglie dal Buddha, no guru, no method, no teacher, mai certe parole furono più adeguate, per frugare in sé, come il Buddha, ma diversamente, come potrebbe essere altrimenti? “se entrassi nel novero dei tuoi allievi, o Sublime, potrebbe accadermi di sentirmi liberato solo in apparenza, mentre il mio Io non è affatto in quiete, e in realtà passerei ancora da una esistenza all’altra, senza posa, attaccandomi sempre più al mondo, sempre più grossolano, facendo del mio Io un qualcosa che si fonda sulla dottrina, sul seguito che potrei a mia volta avere, sul mio amore per te, e sulla comunità dei monaci”. Hesse si allontana nella boscaglia e dovrà passare attraverso l’illusione, come dovesse ancora capire qual è il suo compito, non delegabile, irrevocabile, da assumersi per sé solo. il ritrovamento del (suo) nudo

Annunci

From → filosofia

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: