Skip to content

Outside Blanchot

7 gennaio 2017

talvolta proprio ciò che non si nota è la propria “perfetta nullità” (parfaite nullité), che poi è di tutti, proprio tutti, nessuno escluso, secondo l’asserzione dei trattati di logica, la formulazione “tutti e ciascuno”, che in cinese è così elegante, pur suonando ovvia o superflua…se solo la si notasse, la “follia del giorno” farebbe meno presa e, come dice Zhuangzi, “l’uomo senza io non avrebbe ostacoli”…ma sappiamo, gli esempi letterari sono arcinoti, come stigma, che all’importanza personale non si rinuncia con facilità; sembra allora che se cacher est interdit, che sia un errore e così via…quando il pensiero del “fuori” (dehors) suggerisce proprio la riservatezza, un valore che ai moderni appare limitante, nevrotico e tanto ma tanto antisociale. che Blanchot appaia in questa chiave, un rinunciatario quindi un samnyasin, nel peggior senso del termine ai suoi detrattori è evidente: ha un bel dire, Foucault, che chi entra nella dimensione “altra”, di un fuori che non è opposto al dentro, si comporta, ed è ammirevole, come se non tenesse in alcuna considerazione ciò che sta facendo; als ob, come se, è la chiave. altro che lasciar fuori attitudini o sprecare i propri talenti: la negligenza si apre al vuoto, e lo sguardo della morte sembra, solo per un attimo, vanificato dal sorriso di una donna sconosciuta, o dal gesto impercettibile che l’osservatore crede di intuirne; Edgar Poe avrebbe decantato l’horror, Blanchot vi intesse la trama di un essere a parte (tu es un etre à part…), i cui atti restano senza conseguenza; ma anche fossero senza esito avrebbero pur sempre il marchio dell’ingenuità, la sola che può conquistare il mondo.

Annunci

From → filosofia

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: