Skip to content

Impera il non-pensiero

10 gennaio 2017

…insomma, la a privativa iniziale non sempre indica questo, si veda aletheia nel caso di Heidegger, talvolta sembra affermare o contraddire la privazione stessa, che non è proprio il medesimo; come quando il non-pensiero si impone come pensiero del non, a detrimento del nihil privativum che Kant prima e Schopenhauer poi, suo debitore, pensarono di ravvisare come l’imponderabile perché assurdo; che la privazione sia il modo di concepire le cose dell’intelletto (Verstand) attenua il conformismo della visione schopenhueriana e anche, logicamente (davvero?), l’influsso kantiano. il divino e il mitico insieme, Platone e Kant, poi messi da parte…Heidegger dice persino che questa a, in alogico, indicherebbe eccesso, sovrabbondanza, del non celato (aletheia) che proprio per questo svela; ma no, cela; ma no, svela: un tipo di logica cui sokuhi parrebbe affine, se solo fossimo in Giappone e, almeno dai tempi di Shotoku, potessimo ravvisarvi un analogon che forse, solo forse, stenta a sopraggiungere. quando, poi, si dice che privazione non sia negazione, si va pericolosamente, nel senso di Nietzsche, vicini al mu, più di quanto (non) si pensi. infine, si potrà dire che il nonsense, come nulla, è sempre più prossimo all’eccedenza dell’essere; la Lichtung sempre più diretta? ma certo, ci siamo già, tutti, dentro…

Annunci

From → filosofia

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: