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混沌 Hundun, stella danzante

12 gennaio 2017

talvolta si comincia mettendo un libro alla rovescia, lo si legge in questa posizione sfogliando lentamente le pagine; non ci si sbaglia, come quel tipo che iniziava tutti i libri dalla fine, per ripercorrerli a ritroso, e non era giapponese, no; Deleuze mi colpisce quando non dovrebbe, quando non vedo in lui il professore che fu, che noi non siamo; un professore che è colpito da ciò che non dovrebbe, dall’uscita dal ruolo, che fu di Idries Shah, di Deleuze, di Fritz Mauthner: ogni volta che rileggo il Woertebuch di Mauthner entro nel mondo per cui la storia della filosia ha ancora senso, come per Deleuze…come chi considera che il caos è kosmos nei suoi aspetti più interiori, come Hundun, nel Tao, e anche al di fuori…il tao, lo si vedrà, è appena a un passo dallo Zen, ma con ciò non dico che non potrebbe sfociare nel nonsense; Joyce concorderebbe, lui non si precipiterebbe a tappare i buchi di Hundun, lui accetterebbe il caos/stella danzante che un giorno anche Borges seminò: nomi propri che rinviano a quella sala da tè in cui, secondo alcuni, li ospiterei, e non certo per litigare; mai creduto che il litigio servisse a qualcosa, la voce grossa o il voler ragione, in cui Schopenhauer, malgrado titoli redazionali postumi di dubbi libriccini, non cadde mai: si sa, era Schopenhauer…non certo come chi lesse Ulysses in un giorno, solo perché il tempo reale combaciasse con quello letterario, solo per cadere nell’insidia della distinzione tra il prefilosofico e il filosofico: niente patenti da distribuire, e nel mio dizionario mentale, forse anch’io ce l’ho, uno dico, non ci si chiederà mai se qualcuno sia filosofo o no, che è come dire “respira” o no, o non ha mai respirato; sarò respirato da qualcosa, è il massimo…

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From → filosofia

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