Skip to content

Macchine (non) desideranti

13 gennaio 2017

…un giorno ricordai come una macchina non soggetta a Verdrängung…il senso del testo al di là di ciò che la macchina, in quanto tale, produce nei suoi effetti di desiderio e di organizzazione; stop all’organizzazione, se ciò implica l’adesione pura e semplice, il “che cosa x ha veramente detto”, una volta per tutte bandito dalla storia dell’ermeneutica; il montaggio potrebbe anche non-essere, con buona pace di Deleuze, quello delle macchine che desiderano, si potrebbe anche evitare di rincorrere quella pausa che ci fa sospirare, e concludere: “questo cercavo, da sempre, in un libro!” Igitur non è follia, sembra, e la psicologia del prete, che è in agguato tra buddhisti e cristiani, islamici e non, atei, sembra infarcire di sé buona parte della scienza o della produzione cosiddetta “scientifica”; mai come ora sempre meno bisogno della scienza in occidente, anche grazie all’Antiedipo: residuo ultimo delle opinioni, questa scienza che ci ingombra, e non perché non la capiamo (…). l’inconscio senza concetti, ci attrae, al riparo dalle costruzioni di ogni tipo, persino da quell’individualismo che si ritenga l’estrema appendice, neanche isterocolare, del liberalismo…torna Akutagawa, fa il paio con William Burroughs, solo dove il breakdown si presenti come breakthrough, anzi nemmeno,dove vi si dichiara proprio: pillole di Akutagawa, dove il Maestro fa parlare il bandito per bocca di una medium, la donna dell’ucciso che invece lo supplica, avendone constatata la forza: “ti prego, portami con te ovunque tu vada (何処へでもつれて行って下さい)”, da “Nel boschetto”; Takehiro, che osserva, sulla sua donna: “Non l’avevo mai vista così bella” (美しい妻は見た事がない)…

Annunci

From → filosofia

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: