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L’aquila della Vienna invisibile

19 gennaio 2017

…Adler lo si dimentica, si tende a farlo, in favore di Jung e Freud: questo spiega, in parte, la rimozione di Adler, da parte nostra, non tanto mia, ma, quasi, di tutti; Alfred Adler: l’aquila di Wien, per così dire; così vicino al nonsense da tradire la sua discendenza da Nietzsche, Nietzsche, il trait d’union; nel I capitolo di Nonsense o il senso della vita (ebook) sui filosofi coatti, ossessivi, Kant, in primis, e non solo: la distanza minima col nevrotico, il Nevrotico, maiuscola d’obbligo, e Adler che dice…che l’imperativo tradisce questa misera Zwangsneurose, non tanto misera, nel senso di intensa, il Kant passeggiatore, all’ora stabilita, il Kant che s’impone di dovere, il dovere, non se lo lascia dietro, e Adler, che dice, che la differenza tra il nevrotico e il filosofo, su questo, e più di questo, non è che questa: il primo “è pienamente conscio del non senso del suo sintomo coatto”. sarà Unsinn? questo. e non solo. volontà di potenza del nevrotico, protesta virile, verso Nietzsche, oltre Nietzsche, Nietzsche lasciato dietro; tutto questo, in Adler: si domina, l’insuccesso della prima infanzia, ripetuto, lo scacco, traumatico, senza che al trauma sia data la connotazione…una che sia meccanica, intendo; e poi…la voglia di superare tutti, proprio tutti, paura di restare soli, agganciate!, il desiderio di onniscienza che Freud non vede nell’ossessivo, che Adler vede nel nevrotico, al di là delle etichette, verso Harry Stack Sullivan, se qualcuno lo ricorda, che era adleriano, ma, prima…di essere se stesso! il vanto, del nevrotico, non decidere, perché se no si sbaglia, paura dell’imprevisto, cioè del mondo, tutto è così, ac-cade, è il caso, si dirà, Zufall, la non azione, non in senso taoista, Adler il taoista attende a braccia conserte, dice che il paziente si curi da sé, che imponga a se stesso la sua interpretazione; Adler che anticipa la dualità one-up/one-down, presagita da Jay Haley, da Alan Watts, dai maestri zen – forse qualcuno ricorda quel mio saggio su “Studi urbinati”, un secolo fa, sulla pratica del buddhismo zen nella psicoterapia analitica. già, il tempo è passato, al di là, al di là del luogo comune, se il tempo passa, e noi con…esso: …Adler lo si dimentica, si tende a farlo, in favore di Jung e Freud: questo spiega, in parte, la rimozione di Adler, da parte nostra, non tanto mia, ma, quasi, di tutti; Alfred Adler: l’aquila di Wien, per così dire; così vicino al nonsense da tradire la sua discendenza da Nietzsche, Nietzsche, il trait d’union; nel I capitolo di Del nonsense, sui filosofi coatti, ossessivi, Kant, in primis, e non solo: la distanza minima col nevrotico, il Nevrotico, maiuscola d’obbligo, e Adler che dice…che l’imperativo tradisce questa misera Zwangsneurose, non tanto misera, nel senso di intensa, il Kant passeggiatore, all’ora stabilita, il Kant che s’impone di dovere, il dovere, non se lo lascia dietro, e Adler, che dice, che la differenza tra il nevrotico e il filosofo, su questo, e più di questo, non è che questa: il primo “è pienamente conscio del non senso del suo sintomo coatto”. sarà Unsinn? questo. e non solo. volontà di potenza del nevrotico, protesta virile, verso Nietzsche, oltre Nietzsche, Nietzsche lasciato dietro; tutto questo, in Adler: si domina, l’insuccesso della prima infanzia, ripetuto, lo scacco, traumatico, senza che al trauma sia data la connotazione di…una che sia meccanica, intendo; e poi…la voglia di superare tutti, proprio tutti, paura di restare soli, agganciate!, il desiderio di onniscienza che Freud non vede nell’ossessivo, che Adler vede nel nevrotico, al di là delle etichette, verso Harry Stack Sullivan, se qualcuno se lo ricorda, che era adleriano, ma, prima…di essere lui! il vanto, del nevrotico, non decidere, perché se no si sbaglia, paura dell’imprevisto, cioè, del mondo, tutto è così, ac-cade, è il caso, si dirà, Zufall, la non azione, ma non in senso taoista, Adler il taoista, che attende a braccia conserte, lui dice, che il paziente si curi da sé, che imponga lui, a se stesso, la sua interpretazione; Adler che anticipa la dualità one-up/one-down, presagita da Jay Haley, da Alan Watts, dai maestri zen – forse qualcuno ricorda quel mio saggio su “Studi urbinati”, di un secolo fa, non scherzo, sulla pratica del buddhismo zen nella psicoterapia analitica. il tempo è passato, al di là, al di là del luogo comune, se il tempo passa, e noi con…esso: la sottomissione del nevrotico, che cela l’arroganza di chi è al di sopra di tutti – questo, basterebbe, per dare ad Adler il ruolo nell’Olimpo, il suo; ma poi, chi legge Adler, chi lo fa, intendo, se non per capire il non acclimatarsi di chi reciterà sempre la parte dell‘outsider, Adler stesso, il quale non metterà radici, e darà ragione agli altri, pur sapendo, proprio sapendo, che è inutile prendersela con loro, tanto non capiranno. il filo di Adler con Nietzsche, e più, intendo ancora, con Schopenhauer, ogni volta di più —la sottomissione del nevrotico, che cela l’arroganza di chi è al di sopra di tutti – questo basterebbe, per dare ad Adler il ruolo nell’Olimpo; ma poi, chi legge Adler, lo fa non per capire chi recita la parte dell‘outsider, Adler stesso, il quale non metterà radici, e darà ragione agli altri, pur sapendo, proprio sapendo, che è inutile prendersela con loro, tanto non capiranno. il filo di Adler con Nietzsche, e più con Schopenhauer, di più —

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