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Il guardiano della soglia

21 gennaio 2017

…e così sarebbe positiva, la stupidità, lascia credere che dietro alle parole ci sia altro, come in: “un fiore sboccia, ovunque è primavera”, nel pieno della retorica e fa spazio all’occulto; l’ermeneutica del senso nascosto si fa beffe della semplicità e la dice idiota, come se il privato non si abbeverasse al personale o idiosincratico; viene in mente il rogersiano, che non teme lo sberleffo, ripete le parole del cliente, o paziente, oggetto, analizzato, analizzante, il vezzo dell’analità come ossessività; e noi a giocare con il (non) detto, al rischio di non farsi intendere. Il semplice si cela nell’inespresso – Hermann Hesse in italiano appare scialbo e frivolo, persino frivolo, persino scialbo; tutt’altro che Tod in Venedig, dove una passione prende corpo e si incarna, chissà quante volte. l’accademico pensa che 4’33” restituisca l’incapacità del silenzio. Nella tana del bianconiglio, lo si vede, non ciò che noi stessi vi riponemmo, ma l’illusione prospettica di un senso, che mai cogliemmo. Ad alcuni sembrò che potesse esservi la custodia del senso; che strano…che strano, che nel dormiveglia stia pensando a chi s’imbarca notte-tempo per visitare l’amico lontano, mentre nevica, e la neve ha ricoperto tutto; lui traversa paesaggi innevati, ghiacciati, e poi, e poi, sulla porta di casa, dopo una traversata in notturna (Nachtseefahrt), sta per bussare alla porta della capanna, innevata, ma torna indietro, torna indietro, mancava poco, per vedersi, dopo tanto, tempo; qualcuno lo dirà improvvido, trascurato, negligente, invece ha percepito il non percepibile, coperto, svelato. Già, soltanto questo, quando si era sulla soglia.

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From → filosofia

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