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Cage uomo del wabi (佗人)

22 gennaio 2017

Ho detto altrove che l’uomo del wabi rappresenta “il gusto sommesso, che non balza in primo piano né richiede luminosità ed esposizione”. Ciò incorpora in parte e tradisce le inclinazioni di Cage: il compositore americano dà mostra di sé nelle sale da concerto, ovunque 4’33” venga eseguito, ci mancherebbe che non possa esibire le sue opere! Tuttavia, l’esecuzione del “brano silente” si presta a varie ricezioni: da un lato, non dà mostra di sé, in quanto non esistono passaggi armonici, melodici o ritmici, che siano belli nel senso dell’estetica occidentale; d’altro lato, è indubbio che il non mostrarsi come compositore trova una contropartita nell’atteggiamento del pubblico, che può risultare sprezzante o offensivo. È un gusto sommesso, perché non predilige la magniloquenza dell’impianto musicale, ma, d’altra parte, l’esecuzione insolita, provocatoria, espone il compositore ai riflettori della fama, sia pure una fama in negativo, più incline al motteggio e allo scherno che a lodi o ammirazione. Da uomo del wabi, Cage non vuole farsi dettare la direzione artistica dal suo pubblico, e preferisce sconcertare, alla lettera: non dare l’impressione che la sua musica sia eseguibile nella sala da concerto, al costo di risultare impopolare e schivo.
(L. V. Arena, La durata infinita del non suono, Milano, Mimesis 2013)

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From → filosofia

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