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Gatto vivo/gatto morto

7 febbraio 2017

Visto come un koan, l’esperimento mentale di Schrödinger non risponde alla questione: prima dell’osservazione, non si può dire nulla con certezza (tranne AV-A). Invocare il principio del terzo escluso, come in altri casi, alla luce della meccanica quantistica, è inutile; non è una soluzione. Di ciò che non è osservato non si può parlare: parafrasi di due assunti, uno finale e l’altro iniziale, rispettivamente dalle opere di Wittgenstein (Tractatus logico-philosophicus, §7) e di Laozi (Daodejing, 1). L’esperimento diviene un koan in base alla sovrapposizione di due condizioni: una, il gatto, macroscopica (per Nagarjuna, il piano delle convenzioni, samvritisatya), l’altra è il preparato atomico o la grandezza quantica, microscopica (paramartha o piano supremo per Nagarjuna). È l’incontro/scontro di questi due livelli che genera il paradosso e la necessità di ricorrere all’osservazione/misurazione. Anche questa divisione è dettata da una convenzione: come se il gatto e l’atomo debbano essere considerati differenti (per alcuni interpreti, il gatto non fa parte solo del macrocosmo, ma anche del microcosmo: difficile determinare una differenza netta tra di essi). Torniamo al koan delle tendine: uno guadagna, l’altro perde, ma solo finché osserviamo lo srotolarsi delle tendine di bambù; in assenza della osservazione, entrambe le possibilità si danno (chiunque guadagna, chiunque perde; nessuno guadagna, nessuno perde, ecc.). Meglio restare nella indeterminazione: il gatto può essere vivo o morto – finché la scatola è chiusa, in base al decadimento o meno del materiale; vediamo se è vivo o morto aprendo il contenitore; ma se, per assurdo, aprissimo la scatola prima o usassimo un materiale trasparente, potremmo vedere il gatto vivo e il gatto morto, l’uno accanto all’altro, nella sovrapposizione di stati. Certo, per farlo dovremmo porci sul piano convenzionale e supremo di Nagarjuna nel contempo, ed è impossibile. Un livello non antropomorfico. Non è detto che la nostra visuale rimanga limitata. Certo, dovremmo accostarci a ciò che Kant chiamava il mondo delle cose in sé, e nascono problemi. Ad accentuarli, nell’esperimento di Schroedinger, che per Bohr “né lo stato di sovrapposizione dell’atomo radioattivo, né quello del gatto fanno parte della realtà fisica” (Il bizzarro mondo dei quanti, p. 145), ma vi entrano solo in seguito alla misurazione; per tacere che il punto di vista dell’osservatore/sperimentatore è assegnato ad arbitrio; si potrebbe assumere quello del gatto (ibidem, p. 146) o nessun punto di vista, e ciò ci porterebbe fuori dal mondo impenetrabile, epistemico del Ding-an-sich.

L. V. Arena, Quanti orientali, ebook, forthcoming

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From → filosofia

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