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Apeiron

15 febbraio 2017

Anassimandro era contemporaneo di Talete (nasce nel 610 ca. a.C.), e si dedica anche lui all’arché o principio originario. La stessa vocazione ancestrale organizzativa, e nel contempo un rifiuto della medesima. Risalendo a ciò che per lui è causa prima, egli trova apeiron, l’infinito o l’illimitato. L’intraducibilità del termine ne denota le caratteristiche, o l’assenza delle medesime: è l’indeterminato, l’indefinito. Appena nata, secondo la tradizione, la filosofia si mostra per ciò che può essere: l’insistenza sull’indefinibile, il che sembra nonsensical, appena si cerca di definirlo. Apeiron – è come se si parlasse e si tacesse. Anassimandro si rifiuta di prestarsi allo spirito di classificazione di Talete. È come se dicesse, nei termini di Laozi: “Il tao di cui si può parlare non è il tao eterno”. Assegna un nome che è non-nome, da cui la portata nonsensical dell’indagine. L’esorcismo del nudo viene ridimensionato, se non espunto. Altri non avranno le sue cautele. Anche l’idea dei mondi innumerevoli può accennare alla volontà di non classificazione, al rifiuto di una organizzazione. Se i mondi sono infiniti, come si può discuterne? Non è velleitario e inconcepibile? La filosofia di Anassimandro pone più dubbi che soluzioni, e smentisce la sua natura indagatrice allorché se ne incarica. Lo sforzo è nonsensical, ma lo sviluppo di questa natura sembra irrinunciabile.

(L. V. Arena, Il nonsense in filosofia, e-book, forthcoming)

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From → filosofia

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