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Vedānta: dove finisce l’illusione?

16 febbraio 2017

Per alcuni seguaci del Vedānta si pone una prospettiva duale: il mondo ha una realtà relativa e il principio cosmico una realtà assoluta. Si pone l’accento sul fatto che l’uomo comune non riesce a trascendere l’esperienza sensoriale e l’interpretazione che ne dà su un piano razionale. Come se la percezione fosse legata alla convenzione, e l’inganno risultante dall’esperienza ne tenesse conto: c’è bisogno di definire l’oggetto, lo si chiami serpente o corda.
Inoltre, potrebbe darsi una percezione più elevata, secondo la quale l’oggetto non è una corda, ma qualcosa di più. Finché non ne disponiamo, questa conoscenza ci sembra inconcepibile. Potrebbero darsi tanti piani di realtà e in ognuno dei quali una conoscenza sempre più profonda, anche solo per ipotesi. La dualità ermeneutica darebbe luogo a una molteplicità, e ciò che risulta ingannevole a un livello può essere corretto a uno superiore.

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From → filosofia

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