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Il senso di un sogno

…mi si interpella sul senso, ma il senso è dove, come da bambini, sentivamo pulsare la vita senza chiederci “a che pro?” “perché?”. l’utile è contrario al nonsense e incorpora il senso. lo cerchiamo, il senso? forse si può rinviare a quando un maestro zen, cioè l’uomo comune, disse: “oggi gli uomini vedono questi fiori come in un sogno!” mai la poesia, cinese e non, si era spinta a tanto, mai lo reiterò…

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Monomania del nonsense

…dedicarsi al nonsense può essere il compito di una vita, e richiedere tutte le nostre energie. Lo si dirà monomaniaco, ma questo è il nucleo del pensiero. Ognuno di noi ne ha uno, e il suo compito è esplicitarlo. Lo si chiami nudo o nonsense il discorso non cambia, ma che esso comporti, ipso facto, la pura e semplice assenza di significato del mondo, questo mi permetterò sempre di negarlo, non con veemenza, ma proprio per non smentire quella tranquillità che sempre di più sembra far corpo con entrambi, il nonsense e il nudo, tanto da costituire una roccaforte inespugnabile per i dogmatici o esorcisti del nudo..

il labirinto della poesia cinese

…mi sembra dunque che l’arte di questa poesia torni sugli stessi temi, con sorprendente monotonia e reiterazione dell’identico con le stesse parole. un po’come la sua pittura di paesaggio, quantunque lì, per un mirabile gioco del mostrare, ciò non si noti o lo si traduca sempre, vi si riesce, in forme nuove. poi arriva Li Bo (Li Bai) e la musica cambia:

“Uccelli svaniti nel cielo laggiù,
ora l’ultima nube scorre via,
sediamo insieme,
io e il monte a meditare,
infine il monte resta solo.”

India e Cina disgiunte

…quindi l’amico mi ascoltò mentre illustravo questa differenza tra India e Cina. tornando indietro mi accorsi che non avevo sottolineato che per influsso del buddhismo prese corpo la concezione illusoria del reale, ma in fondo si mantenne un orientamento pragmatico, e la dicotomia che fu platonica non attecchì. obiettò o meglio osservò che i cinesi, pur vincolati alla relatività dei piani di realtà, ostili dunque alla dicotomia indiana, bersagliata da Nietzsche in quanto esposta da Paul Deussen, sono ancorati al reale, mie parole. sì, ma occorre dire di quale reale si tratti. il tratto più vicino all’illusione, da non interpretare in questo senso, è nel pensiero cinese il sogno della farfalla di Zhuangzi, il quale sarà sempre avverso, per chiamare le cose con il loro nome, a tutti gli idealismi di sorta…Riflettiamo!

il mio libro: La via del risveglio: Rizzoli

…vari pareri, non richiesti o sì, sul positivo, termine peraltro improprio; è semplice, nel tono di approvazione, molto semplice, troppo, dietro l’angolo, non arriva. una testimonianza…certo, ogni libro lo è o lo dovrebbe, non mettiamo tra parentesi il sé, non sempre, affermando un po’, lo si dica piano, l’io. forse non è manuale di meditazione…qualcuno sarebbe più lieto se non lo fosse. foriero di insegnamenti…insomma non starò qui a fare la lista…tanto tu sei schivo, non vuoi che se ne parli. non viene in mente che il libro è come è, nulla di più. quanto a me, lo dico l’ultimo, ormai da tempo, sta a vedere che mi riesce. alla fine. non parlarne sarebbe stato il silenzio zen, o della rana, taluni li confondono.

Aspettando il Nulla

…l’attesa sempre di qualcosa che non arriverà. curioso che da giovane fossi disincantato, sapendo che il futuro non avrebbe mai recato il meglio rispetto all’oggi. adesso, di contro al senso comune, vagheggio un futuro. come allora, so che non sarà migliore del passato. ma allora non cambia nulla? forse solo la nostra mente che non sa rassegnarsi alla inanità della vita o, come preferisco dire, al nonsense che sembra toglierci l’oggetto appena lo sentiamo nostro, affine. anche questo, si dirà è il nudo…

Decisioni involontarie

…per queste ragioni ho deciso nei prossimi due anni di insegnare solo il nonsense/nudo cioè l’ininsegnabile, lascerò un buon ricordo soprattutto a me stesso. meglio votarsi a se stessi, nell’incrollabile fiducia nel sé. non sarà molto, forse, ma è tutto ciò o il meglio che potrei dire…quale pensiero si può conoscere meglio del proprio? perché, come aveva scoperto Nietzsche, continuare a servirsi di maschere, di altri nomi, se è solo il nostro che ci importa e con il quale conviviamo?