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La malattia di vivere

Un uomo si ammalò, e andarono a visitarlo alcuni medici. Il primo, dopo aver vagliato a lungo la situazione stilò una diagnosi, imputando la malattia all’eccesso di desideri sessuali, ansie e dispiaceri; ma fu mandato via, per aver insistito sulla necessità di combattere il male prima che si diffondesse. Il secondo pronunciò una diagnosi psicosomatica: il morbo dipendeva dall’infanzia, dalle condizioni fisiologiche di una madre cagionevole; al che il malato ordinò ai familiari di dar da mangiare al medico per aver sostenuto che la patologia, incurabile, non s’era prodotta repentinamente. Ma è il terzo medico a venire ricevuto con tutti gli onori, e gli si rende omaggio per aver sconsigliato medicine e agopuntura, in quanto il corpo del malato disponeva delle risorse necessarie alla guarigione. Il finale della storia non è meno significativo: poco dopo, la malattia guarì da sé. Chi trascura la naturalezza si espone al rischio; le creature lo capiscono, e tendono a evitare questo tipo di persona.


copyright 2015 Leonardo Vittorio Arena, L’innocenza del Tao (www.amazon.it)

L’uomo spirituale (神人)

Dell’uomo che abbia portato a termine il processo Ge Hong dice che si trova bene dappertutto senza lasciarsi coinvolgere dall’attività; nessuno riesce a riconoscerlo: è distante, isolato e appartato; il suo amore si estende a tutte le creature, e non ha il desiderio di nuocere. Pratica il controllo dell’eiaculazione, e respira come un feto; niente può ostacolarlo, e prende spunto da qualsiasi creatura vivente, animale e insetto. Non invecchia, né muore, poiché l’oro e il cinabro ne corroborano il sistema sanguigno e respiratorio: costui riesce persino a non proiettare la sua ombra nel sole di mezzogiorno.

copyright 2015 Leonardo Vittorio Arena, L’innocenza del Tao (www.amazon.it)


Un’alchimia del Tao

. Ge Hong parte dal qi che permea l’universo ed è soggetto a condensazioni e dissoluzioni. Lo si raffina attraverso la respirazione: l’alchimista cerca di costruirsi un corpo indistruttibile (“corpo di giada o di diamante”); allo scopo, si raccomanda un tipo di respirazione che si armonizzi con i ritmi vitali e la pulsazione dell’universo. La salivazione è determinante, e va incrementata in speciali momenti del giorno e della notte (per esempio, all’alba e al tramonto). Ge Hong paragona le tecniche sessuali, un tantra yoga affine a quello indiano, a una mistura di acqua e fuoco, gli opposti per antonomasia: esse rivitalizzano l’uomo, trascinandolo a un livello più elevato di coscienza; ma risultano dannose, se applicate con persone inadeguate. Ovunque si combinino lo yin e lo yang per determinare l’incontro tra una componente femminile oscura e passiva e una maschile luminosa e attiva ha luogo un processo alchemico: si riprendono alcuni spunti dei naturalisti, in modo da enfatizzare la struttura dicotomica delle cariche energetiche universali.

copyright 2015 Leonardo Vittorio Arena, L’innocenza del Tao (www.amazon.it)

Desiderare o no?

Yang Zhu suggerisce di assecondare qualsiasi inclinazione: “da’ libero sfogo a ciò che l’orecchio vuole udire; a ciò che l’occhio vuole guardare; a ciò che il naso vuole fiutare; a ciò che la bocca vuole dire; collocati nel posto in cui il corpo vuole rilassarsi; dà libero sfogo alle azioni che la volontà vuole compiere” [1]. Se l’uomo reprimesse gli impulsi, ciò avrebbe gravi ripercussioni sul suo equilibrio psicosomatico: quindi, è meglio assecondarli. Questa concezione sembra costituire un perfetto contraltare al “desiderare di non avere desideri” (yu buyu), l’imperativo di Laozi; assecondare il desiderio o reprimerlo? Nel libro di Zhuangzi si suggeriscono entrambe le posizioni a un giovane che non sa come gestire la sua nostalgia per la donna lontana: deve continuare a pensarla o astenersene con uno sforzo di volontà? Si propende all’una o all’altra a seconda della propria natura, verificando quale risulti più efficace; il che lascia propendere per la complementarietà più che per una contrapposizione delle alternative.


[1] Liezi.

copyright 2015 Leonardo Vittorio Arena, L’innocenza del Tao (www.amazon.it)

La verità nell’analisi?

Un’applicazione terapeutica del nudo si fonda su un’epistemologia che smentisce il vero e il falso, e si rivela non duale. Così, ogni accenno all’interpretazione è da bandire. Già Freud passò dall’ interpretazione alla costruzione, nel tentativo di dichiarare che la realtà psichica è soggettiva; il primo termine rinvia al vero, il secondo all’efficacia dell’informazione. La terapia del nudo si spinge oltre, rifiutando anche la costruzione come residuo di un’epistemologia della verità (e ritenendo limitata quella dell’efficacia). Anche Lacan, dunque, con il suo esplicito richiamo alla verità è accantonato.[1] Che sia costruzione o interpretazione, ogni comunicazione dell’analista rischia di catapultare l’analizzato nella logica duale, esponendolo al principio di non contraddizione.


[1] “La verità si fonda sul fatto che parla, e non ha altro modo per farlo” (J. Lacan, “La science et la verité”, Écrits, Paris 1966; tr. it., “La scienza e la verità”, Scritti, Torino 1974, p. 872).

copyright 2015, Leonardo Vittorio Arena, Nonsense o il senso della vita (www.amazon.it)

Una questione essenziale

Non è determinante che l’inconscio divenga conscio, al contrario di quanto ammettono in varia misura i grandi della triade analitica, Freud, Jung e Adler: questa sarebbe, ancora, una ricerca epistemica basata sugli opposti (vero/falso, conscio/inconscio). Gli alchimisti deploravano che la “spiegazione” junghiana avesse sostituito all’indecifrabilità della diade zolfo/mercurio quella conscio/inconscio; così, non si faceva luce sulla loro scienza. Il nonsense permette di uscire dal dualismo: l’analizzato attinge una singolare assenza del senso, da non confondere con la mancanza vera e propria. Questi scopre nel proprio mondo la sciocchezza, le infiltrazioni dell’assurdo che, lungi dal minarne la consapevolezza, la elevano all’ennesima potenza. Cos’altro gli si potrebbe chiedere?

copyright 2012 Leonardo Vittorio Arena, Nonsense o il senso della vita (www.amazon.it)

Stati di coscienza

Una siffatta analisi presenta dei limiti? Evidentemente, al pari di altri metodi, neanche qui si pretende di formulare una panacea. Si è già detto delle ideali disposizioni degli analizzati. Va aggiunto che atteggiamenti persistenti richiedono interventi lunghi, come nella psicoanalisi. Nel nonsense, l’idea della destituzione di significato del sintomo può incontrare solide resistenze, spesso insormontabili. La vita quotidiana e le esigenze professionali degli analizzati potrebbero contrastare con la finalità e la mèta del lavoro, propendendo per l’esorcismo del nudo, piuttosto che per l’apertura. E’ un rischio che si deve correre. Molti potrebbero non trovarsi a proprio agio nello scivolamento da un piano di realtà all’altro, auspicato dal nonsense.

copyright 2012 Leonardo Vittorio Arena, Nonsense o il senso della vita (www.amazon.it)

Nonsense: clinica/counseling

L’analista del nonsense non cercherà mai di far dipendere da sé o dal suo metodo l’analizzato, e si augura che, il più presto possibile, costui si liberi dalla sua influenza. Tutto ciò che rischia di assumere una parvenza teleologica va escluso dalla strutturazione del setting: la durata delle sedute, seguendo un suggerimento di Lacan, non può essere predeterminata. In certe occasioni l’incontro sarà più lungo, in altre meno. Dal punto di vista convenzionale, la motivazione è questa: l’analizzato potrebbe indulgere alle resistenze, e sfruttare il tempo che gli è concesso a suo uso personale, per nascondersi anziché manifestarsi. Sul piano del nudo, va escluso tutto ciò che è meccanico, come la durata prestabilita delle sedute: l’analizzato deve trovarsi davanti alla imprevedibilità della vita, non a uno schema di condizionamento che non lo porterebbe da nessuna parte. Anche la pratica della meditazione, che il terapeuta suggerirà nei casi opportuni, non andrà effettuata con spirito meccanico e abitudinario, pena la totale assenza di efficacia.

copyright 2012 Leonardo Vittorio Arena, Nonsense o il senso della vita (www.amazon.it)

Psico-ecologia del Nudo

E’ con questo spirito che mi accingo a concludere questa Appendice con una escursione nel campo della psicologia transpersonale. E’ questo, infatti, l’ambito più fecondo di applicazione di una logica del nudo come hanno mostrato gli sviluppi più recenti del mio lavoro, didattici e letterari. L’apertura al nonsense, che una conclusione ideale del lavoro promette, implica la nascita di un elemento intrinseco, che alcuni chiamano il Sé o essenza. Io continuo a definirlo il nudo, e mi preme indicarne alcune caratteristiche principali. Esso non ha nulla a che fare con l’eredità storico-culturale dell’individuo: non è ciò che i gurdjieffiani o i Sufi chiamerebbero la personalità o l’io. Sembra eterno, originario: la sua nascita, quindi, è una rinascita. E’ a lui che dobbiamo le nostre migliori prestazioni in tutti i campi. L’analizzato lo potenzia al di là del metodo, in virtù di un costante contatto con la semplice presenza dell’analista del nonsense nel setting.

copyright 2012 Leonardo Vittorio Arena, Nonsense o il senso della vita (www.amazon.it)

La forza del debole

La debolezza va preferita alla forza, cui mai si dovrebbe indulgere; è un altro modo di privilegiare la non azione: l’universo di Liezi è stabile e tranquillo, ignora alterazioni o bruschi sommovimenti. Quale interlocutore è inadatto a recepire la dottrina? Sicuramente colui che lotta con se stesso, senza mai perdonarsi. Gli stati d’animo sono i veri nemici dell’uomo, come unico impedimento alla saggezza; lo mostrano diverse storie. Alcuni suoi amici si fanno beffe d’un anziano, indicandogli un posto che corrisponderebbe alle rovine del suo paese; poi, quando l’uomo scoppia a piangere, gli confessano che non è il suo luogo natio. Col risultato che, quando arriva in patria, il vecchio non prova dolore.

copyright 2015 Leonardo Vittorio Arena, L’innocenza del Tao (www.amazon.it)